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mercoledì 23 ottobre 2013

bambini e tecnologia

Un bambino di tre anni è un piccolo terremoto: non sta mai fermo, corre e gioca con tutto quello che trova. E’ un piccolo grande esploratore e tutte le sue scoperte, attraverso il gioco che per lui è creativo, gli permettono di “costruire” il mondo. Una scopa può essere un cavallo per cavalcare in una prateria… nella cucina di casa! Una orribile, vecchia bambola di pezza può essere compagna di giochi più della più tecnologica delle bambole!

Nelle esplorazioni bambine ci sono sconfitte, che sono forse qualche “no” di mamma, ma anche e soprattutto vittorie che hanno il gusto della sua carezza, del suo sorriso, dei suoi baci!

Un tablet computerizzato permette “grandi esplorazioni” da… fermi. I percorsi sono standardizzati o pilotati da un adulto, la fantasia libera è cancellata. I giochi sono ripetitivi e le vittorie o le sconfitte hanno il gusto di un suono meccanico. I colori sono belli, ma le immagini restano fredde, distanti. Ben altro rispetto all’abbraccio o l’approvazione di mamma!

La tecnologia è una grandissima opportunità. E’ indiscutibile. Ma le sue risorse si rivolgono alla parte cognitiva del cervello che matura in media intorno ai 21 anni.

Nei bambini invece il cervello dominante non è cognitivo ma emotivo. Loro ridono e piangono facilmente e parlano il “bambinese”, il linguaggio che “sente” e sa cogliere, in una frazione di secondo, il non verbale di uno sguardo, di un sorriso, di una carezza.

Un video, tablet, computer o televisione che sia, ha il potere immenso di ipnotizzare il bambino e bloccarlo. 

Straordinario! Niente più rischio che si faccia male, niente più capricci, niente più richieste… niente più bambino!


mercoledì 19 giugno 2013

L'età della violenza

Più del 50% dei reati di violenza sono compiuti da giovani sotto i 20 anni. Il picco si ha attorno ai 17-18 anni.
Vari studi hanno poi dimostrato che i disturbi che portano a condotte violente iniziano a diminuire a partire dai 25-26 anni.




domenica 17 marzo 2013

La violenza nei generi

Come si sa i comportamenti violenti sono largamente più frequenti nei maschi che nelle femmine. Difficile stbilire il perché. Alcune interessanti ipotesi in campo sono:
1) che il più veloce sviluppo delle competenze comunicative tipico delle femmine svolga un ruolo protettivo rispetto all'impulsività aggressiva;
2) che il maggior livello di empatia che mediamente le fammine- sin dall'età prescolare -  hanno verso gli altri - giochi un ruolo nella limitazione endogena dei gesti aggressivi;
3) che l'energia applicata nel rimproverare l'azione violenta è molto maggiore verso le femmine che verso i maschi. Il gesto aggressivo del figlio maschio è infatti mediamente più tollerato dai genitori perché viene inconsciamente percepito come indice di forza e di futura autoaffermazione

lunedì 11 marzo 2013

Infertilità e depressione

Per la maggior parte delle mie pazienti la diagnosi di infertilità e la più triste eperienza di vita dopo la morte dei genitori. 
La percentuale di depressione tra le donne che soffrono di infertilità è paragonabile a quella che si ha tra le donne che soffrono di tumore o HIV.